Gironima Spana
Gironima Spana, chiamata anche Girolama Spara, Girolama Spala, L'Astrologa, La Profetessa e L'Indovina (Sicilia, 1615 – Roma, 5 luglio 1659) è stata un'astrologa e criminale italiana.[1]
Fu la figura centrale del celebre processo svoltosi a Roma tra il 1658 e il 1659 contro una vasta rete di avvelenatrici. L'organizzazione, da lei diretta, distribuiva il letale veleno noto come Acqua tofana a una clientela composta prevalentemente da donne che desideravano liberarsi dei propri mariti. Per questi crimini fu giustiziata a Campo de' Fiori insieme a quattro complici.[2]
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Nata in Sicilia, era figlia di Niccolò Spano, un facoltoso fornitore delle galee spagnole a Palermo. Dopo la morte del padre, la madre (o matrigna, secondo diverse interpretazioni dei verbali processuali) Giulia Mangiardi, meglio nota come Giulia Tofana, si risposò nel 1624 con Cesare Ranchetti.[3]
Nello stesso anno, per sfuggire a indagini o in cerca di fortuna, la famiglia si trasferì a Roma presso uno zio materno, l'astrologo Andrea Lorestino.[3]
A Roma la situazione economica della famiglia peggiorò drasticamente a causa della cattiva gestione finanziaria di Ranchetti. Nel 1629, a soli quattordici anni, Gironima fu data in sposa a Niccolò Caiozzi, uno speculatore fiorentino. Il matrimonio fu infelice: Caiozzi fu descritto come un uomo infedele e dissipatore; la coppia smise di convivere dopo il 1640 e l'uomo lasciò definitivamente la città nel 1655 per sfuggire ai creditori.[4]
L'ascesa come astrologa e il traffico di veleni
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Mentre la madre Giulia continuava clandestinamente l'attività di produzione e vendita dell'Acqua Tofana (un veleno incolore e insapore a base di arsenico), Gironima si costruì una solida reputazione come astrologa e guaritrice. Frequentava i salotti dell'aristocrazia romana, dove era stimata per la sua capacità di predire il futuro e ritrovare oggetti smarriti; si spostava spesso per la città nelle carrozze prestatele dalle sue nobili protettrici, mantenendo un tenore di vita elevato.[5]
Alla morte di Giulia Tofana (avvenuta per cause naturali nel 1651), Gironima ereditò la "ricetta" di famiglia e trasformò l'attività artigianale in una vera e propria impresa criminale organizzata. Reclutò diverse collaboratrici, spesso donne in difficoltà economica, che fungevano da intermediarie e venditrici porta a porta nei quartieri popolari di Roma. Per trasportare l’acqua tofana senza destare sospetti, Spana utilizzò un metodo ingegnoso quanto blasfemo, che prevedeva l'uso di boccette etichettate come manna di San Nicola di Bari. L’olio benedetto che trasuda dalle mani del santo era un gadget religioso molto comune all’epoca, per questo le guardie papali non aprivano mai quelle boccette.[6]
Il sodalizio criminale guidato da Spana conobbe il suo apice nel periodo della peste di Roma del 1656. La crisi sanitaria offrì un contesto favorevole al commercio dei venefici per due ragioni principali: l'altissima mortalità dovuta all'epidemia rendeva meno sospette le morti improvvise dei mariti, e l'allentamento dei controlli sociali permetteva alle donne una maggiore libertà di movimento.[7]
Il processo e l'esecuzione
[modifica | modifica wikitesto]La rete venne scoperta all'inizio del 1659 in seguito ad un’operazione sotto copertura orchestrata da Monsignor Girolamo Gastaldi, il quale inviò una donna che fingesse di essere disperata per un matrimonio infelice. Gironima le vendette subito il veleno, che finì direttamente sul tavolo di Papa Alessandro VII. Prima di lei le autorità papali arrestarono il 31 gennaio 1659 una delle venditrici di veleni di Spana, Giovanna De Grandis, che fece il nome di Spana durante gli interrogatori.
Arrestata il 2 febbraio 1659, Spana fu rinchiusa nel carcere di Tor di Nona.[8] Durante i lunghi interrogatori, condotti dal luogotenente Stefano Bracchi, dimostrò un'eccezionale resilienza: pur parlando molto e fornendo dettagli minuziosi su conoscenze e pettegolezzi romani, evitò per mesi ogni ammissione di colpa, rendendo difficile la condanna secondo le leggi dell'epoca che richiedevano la confessione. Cedette solo il 20 giugno, ammettendo infine di aver distribuito il veleno a un numero incalcolabile di persone.[9]
Il 5 luglio 1659 Gironima Spana fu condotta al patibolo a Campo de' Fiori e giustiziata per impiccagione insieme a Giovanna De Grandis, Maria Spinola, Graziosa Farina e Laura Crispolti.[10] Il processo proseguì per i mesi successivi, coinvolgendo oltre quaranta persone, tra cui diverse nobili romane che furono multate, esiliate o recluse in convento per aver acquistato il veleno.
Eredità
[modifica | modifica wikitesto]A causa della natura sensazionalistica dei resoconti dell'epoca, la figura di Gironima è stata spesso confusa con quella della madre (o parente) Giulia Tofana o con la presunta antenata Thofania d'Adamo, giustiziata a Palermo nel 1633. La ricerca storica, in particolare quella di Craig Monson, ha permesso di distinguere chiaramente le diverse generazioni di donne coinvolte nella produzione del veleno.[11]
Nella cultura popolare
[modifica | modifica wikitesto]Gironima Spana è la protagonista dei romanzi The Poison Keeperː An enthralling historical novel of Renaissance Italy di Deborah Swift (2021) e The Book of Secrets (2024) dell'autrice britannica Anna Mazzola.[12][13]
Il librettista Fabrizio Funari, ispirato da una serie televisiva dedicata a Gironima Spana, ha realizzato l'opera Aqua Tofana con musica della compositrice Gaia Aloisi, presentata nel settembre 2024 al Tête à Tête Festival di Londra.[14]
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Monson, p. xi
- ↑ Monson, pp. 1-2
- 1 2 Monson, p. xv
- ↑ Monson, p. xvi
- ↑ Monson, pp. 64-65
- ↑ Alessandro Ademollo, I misteri dell’acqua tofana, Tipografia dell'Opinione, 1881, SBN SBL0477944.
- ↑ Feci, p. 14
- ↑ Monson, p. xvii
- ↑ Processi criminali del XVII secolo, su archiviodistatoroma.beniculturali.it. URL consultato il 20 febbraio 2026.
- ↑ Monson, p. xviii
- ↑ Monson
- ↑ (EN) Deborah Swift, The Poison Keeper: An enthralling historical novel of Renaissance Italy, Quire Books, 2021, ISBN 978-1916891500.
- ↑ (EN) Anna Mazzola, The book of secrets, London, Orion Fiction, 2024, OCLC 1372394355.
- ↑ (EN) Jennifer Pyron, Q & A: Italian Librettist Fabrizio Funari on His New Opera ‘Aqua Tofana’, su operawire.com. URL consultato il 20 febbraio 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Alessandro Ademollo, I misteri dell'acqua tofana, Roma, Tipografia dell'Opinione, 1881.
- Simona Feci, Trame di donne all’indomani della peste romana del 1656 La vicenda dell’«acqua tofana», in Mélanges de l'Ecole française de Rome, vol. 132, n. 1, 2020, pp. 59-71, DOI:10.4000/mefrim.7518.
- (EN) Craig A. Monson, The Black Widows of the Eternal City: The True Story of Rome’s Most Infamous Poisoners, University of Michigan Press, 2020, ISBN 978-0472132041.
Altri progetti
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