Offensive della Slesia
| Offensive della Slesia parte del fronte orientale della seconda guerra mondiale | |||
|---|---|---|---|
| Data | 8-24 febbraio 1945 e 15-31 marzo 1945 | ||
| Luogo | Bassa Slesia e Alta Slesia | ||
| Esito | vittoria sovietica | ||
| Schieramenti | |||
| Comandanti | |||
| Effettivi | |||
| |||
| Perdite | |||
| Voci di battaglie presenti su Wikipedia | |||
Le Offensive della Slesia sono state due operazioni di attacco condotte nel febbraio e nel marzo 1945, dall'Armata Rossa contro la Wehrmacht nell'ultima fase della seconda guerra mondiale sul fronte orientale.
Le due campagne vennero combattute nella Bassa Slesia e nell'Alta Slesia e permisero alle armate del 1º Fronte ucraino del maresciallo Ivan Konev di consolidare le teste di ponte sull'alto corso dell'Oder, completare la conquista della regione industriale della Slesia e raggiungere la linea del fiume Neisse, da cui costituire posizioni di partenza per l'offensiva finale verso Berlino che sarebbe iniziata il 16 aprile 1945.
Situazione strategica
[modifica | modifica wikitesto]Il 1º Fronte ucraino al comando del maresciallo Ivan Konev, aveva ottenuto uno straordinaria successo nelle prime settimane della gigantesca operazione Vistola-Oder; le armate corazzate, dopo l'immediato sfondamento del fronte tedesco sulla Vistola, erano avanzate a grande velocità nella Piccola Polonia, avevano disperso le riserve corazzate nemiche ed, entro la quarta settimana di gennaio, avevano occupato con una brillante manovra il bacino industriale della Slesia e raggiunto l'alto corso dell'Oder. Alla fine del mese di gennaio, le armate del maresciallo Konev riuscirono dopo una serie di duri combattimenti a costituire due importanti teste di ponte sull'Oder a Steinau, tra Breslavia e Glogau, e più sud, a Brieg, tra Breslavia e Oppeln[3].

Il maresciallo Konev riteneva di essere in grado di continuare subito l'offensiva e prevedeva di distruggere nella prima fase la testa di ponte tedesca di Breslavia, partendo dalle posizioni raggiunte a nord e a sud della città; dopo questo successo, da completare entro il 5-6 febbraio, il 1º Fronte ucraino sarebbe avanzato verso il fiume Elba che sarebbe stato raggiunto entro il 25-26 febbraio[4]. Da questa posizione il maresciallo Konev avrebbe manovrato con le armate del fianco sinistro in direzione di Dresda, mentre le forze dell'ala destra invece dovevano, in cooperazione con le armate del 1º Fronte bielorusso del maresciallo Georgij Žukov, "conquistare Berlino"[5]; queste proposte operative del 1º Fronte ucraino furono presentate il 26 e il 28 gennaio e lo Stavka le approvò il 29 gennaio. Contemponeamente proseguiva anche la pianificazione del maresciallo Žukov che il 26 gennaio aveva diffuso una nuova direttiva che prevedeva, dopo il superamento immediato dell'Oder, una offensiva senza pause "sull'asse di Berlino" che sarebbe stata attaccata dalle armate corazzate da nord-est e da nord-ovest. Lo Stavka aveva approvato anche questo piano il 27 gennaio 1945, pur evidenziando la necessità di rafforzare il fianco destro del 1º Fronte bielorusso[5].
In realtà la situazione operativa dell'Armata Rossa non era completamente favorevole e al contrario le condizioni reali sul campo stavano rapidamente peggiorando per i sovietici; mentre il 1º Fronte bielorusso era arrivato sull'Oder al limite delle sue risorse logistiche e inoltre si trovava con il fianco destro completamente esposto a possibili contrattacchi tedeschi dalla Pomerania orientale, anche il 1º Fronte ucraino stava esaurendo la sua capacità offensiva in profondità. Le armate del maresciallo Konev erano stanche e logorate dalla veloce avanzata e dai continui combattimenti, il sistema dei rifornimenti non riusciva più a supportare a sufficienza le forze combattenti; le munizioni e il carburante iniziavano a scaseggiare; inoltre la resistenza tedesca si stava continuamente rafforzando grazie all'afflusso di divisioni da altri fronti, la Luftwaffe aveva raggiunto la superiorità aerea locale e colpiva duramente le posizioni sovietiche[6]. Il nuovo Gruppo d'armate Centro, passato al comando del tenace feldmaresciallo Ferdinand Schörner stava contrattaccando le teste di ponte sovietiche sull'Oder a Steinau e Brieg, manteneva il possesso della testa di ponte a Glogau, e soprattutto aveva organizzato una grande posizione fortificata a Breslavia in grado di resistere agli attacchi sovietici[7].
Entro la prima settimana di febbraio 1945 Stalin e lo Stavka presero, sulla base della situazione operativa in peggioramento e anche per ragioni di alta politica internazionale, la decisione strategica decisiva di rinunciare all'offensiva immediata su Berlino; la missione principale delle armate sovietiche divenne quindi per il momento il rafforzamento delle posizioni raggiunte, il consolidamento delle teste di ponte sull'Oder e soprattutto l'eliminazione delle potenziali minacce sui fianchi del 1º Fronte bielorusso, a partenza dalla Pomerania orientale, e del 1º Fronte ucraino, a partenza dalle posizioni in Slesia ancora in possesso dei tedeschi[8]. Notizie riservate provenienti dai servizi informazione anglo-americani avevano avvertito i sovietici il 12 febbraio 1945 che le riserve corazzate tedesche in movimento, tra cui la temibile 6. SS-Panzer-Armee, avrebbero verosimilmente contrattaccato da nord e da sud il saliente sovietico arrivato sull'Oder[9].
Le offensive
[modifica | modifica wikitesto]
L'offensiva della Bassa Slesia
[modifica | modifica wikitesto]Il maresciallo Konev quindi rinunciò ai progetti di offensiva immediata verso l'Elba e poi contemporaneamente verso Dresda e Berlino e riorganizzò le sue forze per attaccare nella Bassa Slesia con l'obiettivo di distruggere il raggruppamento tedesco in costituzione nella regione per contrattaccare, occupare questo territorio strategico e allineare le sue armate al fianco sinistro del 1° Fronte bielorusso sull'Oder; i sovietici avrebbero dovuto raggiungere la linea del fiume Neisse ed entrare nel Brandeburgo. Le armate del maresciallo Konev risentivano dalle recenti, grandi avanzate e del logoramento dei continui combattimenti; le truppe erano numericamente indebolite in uomini e materiali a causa della mancanza di rinforzi; esisteva una seria carenza di rifornimenti, munizioni e carburante; il tempo cattivo accresceva le difficoltà della situazione sul campo di battaglia[10]. Il piano del maresciallo Konev prevedeva di attaccare a nord e a sud di Breslavia, a partenza dalle due teste di ponte già in possesso dei sovietici; un gruppo avrebbe attaccato a nord con tre armate fucilieri, la 4ª Armata corazzata della Guardia del generale Dmitrij Leljušenko e la 3ª Armata corazzata della Guardia del generale Pavel Rybalko; mentre a sud sarebbe partito all'attacco un secondo gruppo con due armate fucilieri e due corpi corazzati; a sud ovest di Oppeln sarebbe entrato in azione un terzo gruppo d'assalto costituito da due armate fucilieri e un corpo di cavalleria. Per aumentare la potenza d'urto il maresciallo Konev concentrò al massimo le due armate corazzate che furono schierate subito dietro le formazioni di fucilieri[10].

L'offensiva del 1° Fronte ucraino ebbe inizio alle ore 6 del mattino dell'8 febbraio 1945 con un potente sbarramento di artiglieria a partire dalla testa di ponte di Steinau e in tre giorni si sviluppò con successo nonostante l'aspra resistenza del difensori tedeschi; lo sfondamento sovietico si estese su 60 chilometri di profondità e oltre 150 chilometri di ampiezza[10]; la 3ª Armata corazzata della Guardia del generale Rybalko, dopo aver raggiunto fin dal primo giorno Liegnitz, aggirò la testa di ponte tedesca di Glogau e il 10 febbraio raggiunse e superò il fiume Bóbr a Bunzlau, dove erano sepolte le spoglie mortali del maresciallo Michail Kutuzov; quindi i carri armati sovietici continuarono ad avanzare verso il fiume Neisse[11]. Contemporaneamente piu a nord fece progressi anche la 4ª Armata corazzata del generale Leljušenko che, dopo aver superato la resistenza del Panzerkorps Grossdeutschland, entrò a Primkenau a dieci chilometri dal Bóbr; a Glogau la guarnigione tedesca di 4.100 soldati venne accerchiata dalla 3ª Armata del generale Vasilij Gordov[11].

Il feldmaresciallo Ferdinand Schörner, comandante del Gruppo d'armate Centro, cercò di contrattaccare per difendere la linea del Bóbr e impedire l'avanzata sovietica fino al fiume Neisse; il 14 e il 15 febbraio i tedeschi contrattaccarono sul Bóbr a Sagan, mettendo in pericolo le retrovie della 4ª Armata corazzata, mentre un altro attacco di una Panzer-Division sul fianco meridionale della 3ª Armata corazzata della Guardia poté solo rallentare l'avanzata dei carri armati sovietici che raggiunsero Görlitz. Nonostante questi contrattacchi tedeschi, dal 18 al 20 febbraio le due armate corazzate sovietiche si allinearono con successo sul fiume Neisse, dalla sua confluenza nell'Oder fino alla regione a nord di Görlitz[11]. Nonostante questi risultati, il maresciallo Konev era preoccupato per la situazione a Breslavia che continuava a bloccare il passo della 5ª Armata della Guardia del generale Aleksej Žadov e della 21ª Armata[10]. I tedeschi contrattaccarono per cercare di proteggere Breslavia ma il 15 febbraio finamente la 5ª Armata della Guardia del generale Žadov si congiunse con la 6ª Armata del generale Gluzdovskij chiudendo il cerchio intorno alla guarnigione di Breslavia costituita da 35.000 soldati tedeschi; per rafforzare l'accerchiamento il maresciallo Konev dirottò anche una parte della 3ª Armata corazzata della Guardia verso Breslavia[12]. Il comando tedesco decise di evacuare una parte della guarnigione e due divisioni riuscirono a uscire dall'accerchiamento, mentre la 609ª Divisione speciale rimase a Breslavia e organizzò una accanita ed efficace resistenza, rinforzata da unità SS, personale di terra della Luftwaffe e formazioni del Volkssturm[12].
Nella terza settimana di febbraio 1945 il maresciallo Konev arrestò la sua offensiva; erano stati raggiunti importanti obiettivi con l'indebolimento delle forze tedesche concentrate nella regione, con l'accerchiamento di Glogau e Breslavia e il raggiungimento della linea del fiume Neisse, ma la resistenza tedesca in Slesia non era stata ancora fiaccata, né era stato superato il fiume Neisse. Il maresciallo Konev nella sua direttiva del 24 febbraio ordinò alle sue truppe di passare ad una "ferrea difensiva" e contemporaneamente iniziare i preparativi per attraversare il fiume Neisse e conquistare le piazzeforti tedesche accerchiate[13]. Stalin aveva seguito con grande attenzione la battaglia in Slesia e durante la conferenza di Jalta aveva parlato con il maresciallo Konev segnalando che i tedeschi erano probabilmente intenzionati a contrattaccare in Slesia in direzione di Ratibor, avvertendolo di prestare la massima attenzione e richiedendo molti dettagli delle operazioni[12].
L'offensiva dell'Alta Slesia
[modifica | modifica wikitesto]
Il maresciallo Konev riprese le operazioni attive con il 1º Fronte ucraino il 15 marzo 1945, dando inizio ad una nuova offensiva nell'Alta Slesia, con le sue armate del fianco sinistro[12]; secondo le fonti sovietiche, questa offensiva era diretta solo a eliminare ogni pericolo sul fianco delle forze del maresciallo Konev in preparazione della grande offensiva verso Berlino, e respingere le truppe tedesche lontane dall'alto corso dell'Oder costringendole a ripiegare verso i Sudeti. Alcune fonti occidentali ritengono invece che gli obiettivi dell'offensiva nell'Alta Slesia fossero molto più ambiziosi e mirassero ad avanzare in profondità in Cecoslovacchia, lungo la direttrice Olomouc-Brno-Praga, in collegamento con un attacco contemporaneo del 4º Fronte ucraino del generale Ivan Efimovič Petrov verso Moravská Ostrava[14].
I piani del maresciallo Konev prevedevano di sferrare un attacco a tenaglia per aggirare e accerchiare il raggruppamento tedesco schierato a Oppeln; dalla regione di Grottkau avrebbero attaccato la 21ª Armata del generale Gusev e la 4ª Armata corazzata della Guardia del generale Leljušenko, rinforzate con due corpi aggiuntivi, tra cui il 4º Corpo corazzato della Guardia; queste forze dopo lo sfondamento sarebbero avanzate verso sud-ovest[12]. Più a sud avrebbe attaccato un secondo raggruppamento costituito dalla 59ª Armata del generale Korovnikov e dalla 60ª Armata del generale Pavel Kuročkin, con il supporto del 31º Corpo corazzato e del 7º Corpo meccanizzato della Guardia; queste forze sarebbero avanzate verso ovest partendo dalla regione a nord di Ratibor[12]. Le armate del maresciallo Konev era indebolite dopo le precedenti offensive e necessitavano di essere riorganizzate e riequipaggiate, in particolare le unità corazzate dovettero essere ritirate temporaneamente dal fronte per essere rinforzate con nuovi equipaggiamenti; la 4ª Armata corazzata della Guardia poté rientrare in combattimento dopo tre settimane di pausa e riposo[14]. In compenso era ormai evidente che la 6. SS-Panzerarmee non era schierata in Slesia come avevano comunicato i servizi informazioni anglo-americani, ma si trovava in Ungheria impegnata dal 6 marzo 1945 nell'offensiva del lago Balaton[12].


L'offensiva del maresciallo Konev ebbe rapidamente successo nel settore di Oppeln che venne attaccato a tenaglia; due armate sovietiche si congiunsero a Neustadt accerchiando un grande raggruppamento di forze tedesche. La Fallschirm-Panzer-Division 1 "Hermann Göring" cercò di contrattaccare per sbloccare le forze isolate ma venne respinta dal 10º Corpo corazzato della Guardia della 4ª Armata corazzata della Guardia, mentre un secondo tentativo del LVI. Panzerkorps con due Panzer-Division si concluse ugualmente con un fallimento[12]. Il 20 marzo il LVI. Panzerkorps riuscì a ripiegare in salvo con pesanti perdite, mentre le truppe tedesche accerchiate nella sacca di Oppeln vennero distrutte; il comando sovietico rivendicò la cattura di 15.000 prigionieri e ulteriori 40.000 perdite nemiche. Nei giorni seguenti la 60ª Armata del generale Kuročkin, rinforzata da quattro corpi corazzati o meccanizzati, marciò su Ratibor ma, nonostante l'intervento anche da nord di due corpi della 4ª Armata corazzata della Guardia, i sovietici avanzarono solo lentamente e a costo di forti perdite di fronte alla resistenza tedesca e alle difficoltà dell'aspro terreno collinoso[15].
La situazione migliorò per i sovietici grazie all'intervento delle forze del 4º Fronte ucraino che misero in pericolo le linee di comunicazione tedesche; il generale Kuročkin riprese l'offensiva e riuscì a conquistare Rybnik e superare l'Oder a sud di Ratibor. L'attacco finale a questa città si concluse il 30 marzo 1945; i sovietici della 60ª Armata e della 4ª Armata corazzata della Guardia assaltarono Ratibor dopo un pesante bombardamento di artiglieria e riuscirono a conquistare il centro abitato; le truppe tedesche superstiti si ritirarono[16]. Il giorno seguente, 31 marzo 1945, l'offensiva del'Alta Slesia ebbe termine; le armate sovietiche dell'ala sinistra del 1º Fronte ucraino raggiunsero le colline dei Sudeti dove organizzarono le loro nuove posizioni lungo la linea Strehlen-Neisse-Ratibor[17]
Bilancio e conclusione
[modifica | modifica wikitesto]il giorno dopo la conclusione dell'offensiva dell'Alta Slesia, la situazione generale sul Fronte orientale, sarebbe cambiato in modo decisivo; il 1 aprile 1945 Stalin per la prima volta riunì i suoi migliori generali, tra cui il maresciallo Konev, e diede gli ordini definitivi di preparare con la massima urgenza l'offensiva finale e la conquista di Berlino. Nel quadro di questa gigantesca offensiva, il 1º Fronte ucraino, appena terminate le sue operazioni in Slesia, avrebbe dovuto rischierare rapidamente le sue armate e concentrare la principale forza d'urto sulla linea della Neisse da cui avrebbe dovuto avanzare verso ovest, in direzione dell'Elba, e verso nord-ovest per attaccare eventualmente la capitale nemica da sud. Il maresciallo Konev, nonostante la difficile situazione tattica delle sue armate, in parte ancora schierate sul fianco sinistro in Slesia, avrebbe subito aderito ai piani di Stalin, dichiarando di essere in grado di iniziare nei tempi previsti l'offensiva verso Berlino[18].
Le due offensive della Slesia, condotte dal 1º Fronte ucraino, sono state valutate in modo difforme dagli studiosi e specialisti militari; secondo alcuni autori occidentali l'offensiva di febbraio in realtà avrebbe avuto l'obiettivo ambizioso di avanzare subito oltre la Neisse per aggirare Berlino passando per Cottbus e quindi si sarebbe conclusa nella realtà con un parziale fallimento; inoltre anche l'offensiva dell'Alta Slesia non avrebbe raggiunto i suoi obiettivi, mentre la piazzaforte di Breslavia avrebbe continuato a resistere tenacemente nonostante gli attacchi della 6ª Armata sovietica, fino al 6 maggio 1945, quando si sarebbe arresa dopo la caduta di Berlino e nell'imminenza della fine del Terzo Reich[19].
Al contrario invece la storiografia sovietica e altri autori occidentali, hanno ritenuto che le due offensive della Slesia, pur difficili, aspramente combattute e sanguinose per entrambe le parti, raggiunsero pienamente gli obiettivi reali dello Stavka e di Stalin; il fianco sinistro scoperto dello schieramento offensivo principale dell'Armata Rossa venne consolidato e rafforzato, impedendo ogni possibilità di controffensiva tedesca; la maggior parte delle piazzeforti, tranne Breslavia, furono conquistate e soprattutto il maresciallo Konev raggiunse le importantissime posizioni strategiche sul fiume Neisse e allineò le sue armate con lo schieramento sul medio Oder del 1º Fronte bielorusso del maresciallo Žukov. Da queste posizioni molto più favorevoli, raggiunte in febbraio, le armate corazzate del 1º Fronte ucraino sarebbero partite dal 16 aprile 1945 per l'attacco finale verso ovest, in direzione dell'Elba e di Berlino[13]. È inoltre possibile che l'offensiva fino a raggiungere il fiume Neisse fosse importante per Stalin anche dal punto di vista dell'alta politica internazionale; avendo egli proposto alla conferenza di Jalta ai suoi interlocutori occidentali, proprio la linea Oder-Neisse come nuova frontiera occidentale della Polonia, è verosimile che Stalin ritenesse essenziale raggiungere concretamente e prendere il controllo di quel territorio[20].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ D. Glantz/J. House, La grande guerra patriottica dell'Armata Rossa, p. 373.
- 1 2 D. Glantz/J. House, La grande guerra patriottica dell'Armata Rossa, p. 374.
- ↑ J. Erickson, The road to Berlin, p. 471.
- ↑ J. Erickson, The road to Berlin, p. 473.
- 1 2 AA.VV., L'URSS nella seconda guerra mondiale, vol. 5, p. 1852.
- ↑ J. Erickson, The road to Berlin, pp. 472 e 476.
- ↑ J. Erickson, The road to Berlin, pp. 472-473.
- ↑ J. Erickson, The road to Berlin, p. 476.
- ↑ J. Lopez/L. Otkhemezuri, Žukov. Il martello dell'est, p. 625.
- 1 2 3 4 J. Erickson, The road to Berlin, p. 524.
- 1 2 3 E. Ziemke, Stalingrad to Berlin, p. 442.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 J. Erickson, The road to Berlin, p. 525.
- 1 2 AA.VV., L'URSS nella seconda guerra mondiale, vol. 5, p. 1856.
- 1 2 E. Ziemke, Stalingrad to Berlin, p. 465.
- ↑ J. Erickson, The road to Berlin, pp. 525-526.
- ↑ J. Erickson, The road to Berlin, p. 526.
- ↑ AA.VV., L'URSS nella seconda guerra mondiale, vol. 5, p, 1856.
- ↑ J. Erickson, The road to Berlin, pp. 531-532.
- ↑ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. 7, pp. 114 e 117.
- ↑ G. Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, vol. II, p. 223.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- AA.VV., L'URSS nella seconda guerra mondiale, vol. IV, C.E.I., 1978, ISBN non esistente.
- Eddy Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. 7, De Agostini, 1971, ISBN non esistente.
- Giuseppe Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, Milano, Mondadori, 1979.
- (EN) John Erickson, The road to Berlin, Londra, Cassell, 2002, ISBN 0-304-36540-8.
- David Glantz e Jonathan House, La Grande guerra patriottica dell'Armata Rossa, Gorizia, LEG, 2010, ISBN 978-88-6102-063-4.
- Jean Lopez e Lasha Otkhmezuri, Žukov. Il martello dell'est, LEG srl, 2026.
- (EN) Earl F. Ziemke, Stalingrad to Berlin, Honolulu, University press of the Pacific, 2003, ISBN 1-4102-0414-6.
